Si tratta su Snowden, che resta in Russia ma cerca il Venezuela
Ieri Edward Snowden ha stupito i media per due volte. La prima in mattinata, quando ha annunciato un incontro riservato con tredici attivisti per i diritti umani in una saletta del terminal F dell’aeroporto Sheremetyevo, Mosca, dove è bloccato da tre settimane. Davanti alla porta grigia del terminal si sono radunati nel pomeriggio centinaia di reporter, e qui è arrivata la seconda sorpresa, quando Tanya Lokshina, l’attivista di Human Rights Watch che ha coordinato l’incontro, uscendo ha dichiarato che almeno per ora Snowden non si muoverà dalla Russia.
10 AGO 20

Ieri Edward Snowden ha stupito i media per due volte. La prima in mattinata, quando ha annunciato un incontro riservato con tredici attivisti per i diritti umani in una saletta del terminal F dell’aeroporto Sheremetyevo, Mosca, dove è bloccato da tre settimane. Davanti alla porta grigia del terminal si sono radunati nel pomeriggio centinaia di reporter, e qui è arrivata la seconda sorpresa, quando Tanya Lokshina, l’attivista di Human Rights Watch che ha coordinato l’incontro, uscendo ha dichiarato che almeno per ora Snowden non si muoverà dalla Russia.
Secondo Lokshina, nei piani di Snowden ci sarebbe ancora l’America latina, dove il Venezuela di Nicolás Maduro e la Bolivia di Evo Morales gli hanno già offerto asilo. Adesso però per il leaker della Nsa un viaggio oltre l’oceano non sarebbe sicuro, come ha dimostrato lo stop umiliante imposto la scorsa settimana all’aereo presidenziale di Morales. Snowden deve aspettare fino a che non si sarà creato uno spiraglio per l’America latina, e deve aspettare in Russia, chiedendo un asilo temporaneo. “E’ l’unico modo per Snowden di avere garanzie”, ha detto l’attivista.
Secondo Lokshina, nei piani di Snowden ci sarebbe ancora l’America latina, dove il Venezuela di Nicolás Maduro e la Bolivia di Evo Morales gli hanno già offerto asilo. Adesso però per il leaker della Nsa un viaggio oltre l’oceano non sarebbe sicuro, come ha dimostrato lo stop umiliante imposto la scorsa settimana all’aereo presidenziale di Morales. Snowden deve aspettare fino a che non si sarà creato uno spiraglio per l’America latina, e deve aspettare in Russia, chiedendo un asilo temporaneo. “E’ l’unico modo per Snowden di avere garanzie”, ha detto l’attivista.
La possibilità di un asilo in Russia sembrava sfumata due settimane fa. Snowden aveva fatto richiesta di asilo a 21 paesi, per poi ritirare spontaneamente quella per Mosca dopo che il presidente Vladimir Putin aveva dichiarato che per rimanere in Russia Snowden avrebbe dovuto “interrompere il suo lavoro volto a danneggiare i nostri partner americani, per quanto strano questo possa suonare detto da me”. Dmitri Peskov, portavoce del presidente russo, ha detto ieri alla stampa che il Cremlino non ha ancora ricevuto nessuna nuova richiesta, e che se dovesse arrivare il governo si occuperà di vagliarla. Secondo alcune fonti d’intelligence, le condizioni sono tuttavia cambiate dalle ultime dichiarazioni di Putin. Un fitto scambio di contatti sarebbe intercorso tra le diplomazie e i servizi americani e russi in questi giorni, e le dichiarazioni di Snowden di ieri sarebbero il risultato di queste trattative, che comprenderebbero il trafficante d’armi Viktor Bout, imprigionato in America. L’MI6, l’agenzia di intelligence inglese, si starebbe spendendo in queste ore per convincere il Guardian, megafono delle scoperte di Snowden, a porre fine allo stillicidio di rivelazioni che continuano a riempire i giornali (ieri la collaborazione tra la Nsa e Microsoft). Anche Snowden sembra sulla stessa lunghezza d’onda: volendo dare dimostrazione di aver accettato le condizioni poste da Putin per l’asilo, avrebbe detto agli attivisti che gli scoop sarebbero terminati: “Il mio lavoro è finito”.
Durante il meeting con gli attivisti Snowden ha letto inoltre un comunicato pubblicato in seguito dal sito di WikiLeaks in cui ha rivendicato le sue azioni, rimarcando come per amore della libertà abbia abbandonato una vita “in paradiso” e rigettando ogni accusa di spionaggio e di connivenza con i nemici dell’America. Certamente le sue parole non hanno tratto forza dal fatto che, poche righe dopo, abbia snocciolato i nomi di alcuni tra i migliori nemici degli Stati Uniti (Russia, Venezuela, Bolivia ed Ecuador, i paesi che assieme al Nicaragua non hanno rifiutato le richieste d’asilo di Snowden), ringraziandoli per aver “guadagnato il rispetto del mondo” opponendosi alla violazione dei diritti umani che viene perpetrata contro di lui. Stando al comunicato, Snowden ha accettato tutte le offerte di asilo pervenutegli in questi giorni, rispondendo in particolare a quella del presidente venezuelano Maduro: “Da ora il mio status di rifugiato è formale, e nessun paese può interferire con il mio diritto di raggiungere il mio luogo d’asilo”.
Poche ore dopo le dichiarazioni di Snowden è arrivata la risposta degli Stati Uniti, contrariati soprattutto all’idea che l’ex contractor dell’Agenzia per la sicurezza possa ricevere asilo, per quanto temporaneo, da Mosca. Il portavoce della Casa Bianca Jay Carney ha dichiarato in conferenza stampa che un asilo in Russia significherebbe concedere a Snowden un “pulpito di propaganda” dal quale continuare a danneggiare gli interessi americani. “Snowden deve tornare negli Stati Uniti e rispondere alle accuse contro di lui”.
Nel corso degli ultimi giorni la pressione americana si era rivolta soprattutto verso i paesi dell’America latina. L’intento era di evitare che le richieste di asilo di Snowden fossero accettate, come si legge in un reportage del New York Times di ieri: in tutta la regione le ambasciate americane starebbero minacciando gravi conseguenze in caso di concessione dell’asilo al leaker della Nsa.
Nel corso degli ultimi giorni la pressione americana si era rivolta soprattutto verso i paesi dell’America latina. L’intento era di evitare che le richieste di asilo di Snowden fossero accettate, come si legge in un reportage del New York Times di ieri: in tutta la regione le ambasciate americane starebbero minacciando gravi conseguenze in caso di concessione dell’asilo al leaker della Nsa.